L’ afflizione del cristiano produce costanza

L’ afflizione del cristiano produce costanza

Giacomo 1:1-8

Leggiamo a questo punto il primo capitolo dell’epistola di Giacomo, iniziamo con i primi 8 versetti:

CAPITOLO 1

1.Giacomo, servo di Dio e del Signore Gesù Cristo alle dodici tribù che sono disperse nel mondo:

salute.

2.Fratelli miei, considerate una grande gioia quando venite a trovarvi in prove svariate,

3.sapendo che la prova della vostra fede produce costanza.

4.E la costanza compia pienamente l’opera sua in voi, perché siate perfetti e completi, di nulla mancanti.

5.Se poi qualcuno di voi manca di saggezza, la chieda a Dio che dona a tutti generosamente senza rinfacciare, e gli sarà data.

6.Ma la chieda con fede, senza dubitare; perché chi dubita rassomiglia a un’onda del mare,agitata dal vento e spinta qua e là.

7.Un tale uomo non pensi di ricevere qualcosa dal Signore,

8.perché è di animo doppio, instabile in tutte le sue vie.

Come abbiamo detto nell’introduzione, la lettera di Giacomo è una lettera dal carattere molto pratico che pone l’enfasi sulle opere frutto di una fede sincera. Nel primo capitolo l’Apostolo ci dice che cosa è una fede sincera e quali sono alcuni modi che Dio usa per provarla e per fortificarla.L’Apostolo inizia la sua epistola con i classici saluti, dallo scrittore al destinatario, ma quello che fa subito riflettere è il fatto che Giacomo si dichiara “servo di Dio e del Signore Gesù Cristo.” La parola ‘Servo’ potrebbe essere tradotta letteralmente con “schiavo legato”. Ora non so voi, ma io sono sicuro che se fossi stato il fratello carnale del Signore , da qualche parte nella mia lettera ve l’avrei fatto sapere.Avrei forse introdotto quest’informazione in un modo molto umile e pio, ma sicuramente ve l’avrei fatto sapere.Giacomo non fa niente di tutto questo, anzi si dichiara “schiavo legato” di Dio e del Signore Gesù Cristo, senza fare neanche riferimento ad un suo ruolo nella chiesa, egli fa solo un umile riferimento al suo stato di uomo cristiano.La stessa cosa farà Giuda, suo fratello, anch’egli si definirà “servitore di Gesù Cristo”, anche se aggiungerà “fratello di Giacomo” come a ricordare un ruolo di preminenza del fratello all’interno della chiesa di Gerusalemme. Al inizio i fratelli nella carne del Signore Gesù non credettero in Lui, non credettero al fatto che Egli fosse il figlio di Dio.Erano cresciuti con lui e avevano giocato insieme. L’avevano visto crescere. Notavano che era fuori dal comune, ma non credevano che egli fosse il Messia tanto atteso e il Salvatore del mondo. Il Signore Gesù era talmente umano quando era qui sulla terra che persino i suoi fratelli all’inizio non credettero.Il Giacomo, l’uomo maturo che scrive questa lettera ha però alla fine riconosciuto il Signore Gesù non solo come fratello carnale ma come proprio salvatore, al punto da poter dire di essere diventato suo schiavo.Giacomo non si rivolge, come potrebbe sembrare, a un singolo gruppo di Cristiani di cui conosceva bene le condizioni e la situazione, ma a varie congregazioni di cristiani, sparse ovunque nel mondo romano. Nel loro insieme questi gruppi formavano il popolo di Dio, continuazione del vecchio Israele, ma costituito senza distinzioni di tipo nazionale o razziale, da chiunque riconosce Gesù come il Messia di Dio.Per questo probabilmente Giacomo usa l’espressione usata per descrivere nella sua totalità il vecchio Israele” alle dodici tribù che sono disperse nel mondo”Questa espressione, dobbiamo ammettere, non è affatto inadatta a descrivere simbolicamente il nuovo Israele inteso come “popolo di Dio”, il nuovo popolo di Dio ed è in armonia con le altre descrizioni neotestamentarie della chiesa.Giacomo entra poi subito nel vivo della sua trattazione e ci stupisce con un’affermazione che sembra paradossale al versetto 2:

“Fratelli miei, considerate una grande gioia quando venite a trovarvi in prove svariate” Giacomo 1:2

Un’altra traduzione dice:

Fratelli miei, considerate come argomento di completa allegrezza le prove svariate in cui venite

a trovarvi”  (Giacomo 1:2)

Giacomo invita i suoi fratelli in fede, e quindi tutti i Cristiani, a gioire delle prove che trovano sul loro cammino, a considerarle come un argomento di completa allegrezza; ma, è possibile umanamente gioire nelle prove e nelle avversità?E’ possibile solo se il credente è in sintonia con la volontà di Dio, solo se ha un rapporto vivo con Lui, solo se la sua fede è salda e senza tentennamenti.I primi lettori della lettera erano sia Giudei che Gentili, appartenenti cioè ad altri popoli, ma una cosa avevano in comune, la fede in Cristo Gesù; per questo motivo erano perseguitati in vario modo dal loro prossimo, Giudeo o Gentile che fosse.La loro fede veniva subito messa alla prova da una qualche forma di opposizione esterna. Per questo motivo Giacomo, conscio del fatto che anche se le prove sono molteplici la grazia di Dio

  • sufficiente ad affrontarle, invita i suoi lettori ad viverle come un’occasione di allegrezza senza riserve.

Questo invito è rivolto ancora oggi a tutti coloro che credono in Cristo come personale Salvatore.La ragione dell’invito a rallegrarsi è espressa nel versetto 3 ed è precisamente questa: senza le prove la fede non può mai produrre un carattere ben collaudato, le prove non sono fini a se stesse ma servono a fortificare la fede in Dio, esse producono costanza o in altre parole, pazienza, fermezza, tenacia.Il Cristiano deve possedere queste caratteristiche, la sua fede deve essere forgiata, e tutto questo si può ottenere solo vivendo e superando, con l’aiuto di Dio, delle prove di vario genere. I lettori della lettera sapevano tutto questo perché lo stavano vivendo sulla loro pelle; Giacomo li invita a trarre profitto da quella loro conoscenza diretta e a ricordare che le circostanze da cui prendeva corpo la “prova della loro fede” in realtà non facevano altro che dimostrarne la realtà e la solidità.Applicato a noi il concetto non cambia, forse abbiamo prove di diverso genere rispetto a quelle dei primi credenti perseguitati, ma la nostra fede ha bisogno comunque di essere fortificata, resa ferma e solida, dobbiamo comunque acquistare la consapevolezza che la Grazia di Dio è potente da aiutarci a superare tutte le difficoltà che incontriamo nella nostra vita e dobbiamo di conseguenza imparare ad avere ancora più fiducia in Lui.E’ questo un processo continuo di crescita che non si esaurisce con una prova sola; la costanza, ovvero la tenacia, la pazienza, la resistenza attiva, devono essere sempre mantenute efficienti, devono essere messe in grado di compiere perfettamente l’opera loro in noi, devono portarci ad avere una vita santa, integra ed equilibrata, devono farci crescere fino a renderci “perfetti, di nulla mancanti”, così come Dio ci vuole. Ricordate il versetto di Matteo:

“Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli.” (Matteo 5, 48)

Per ottenere questo scopo Dio permette che il cristiano sia provato, Egli ha in mente un obbiettivo. Le prove e le sofferenze non hanno senso, e mettere alla prova è irragionevole se non c’è un obbiettivo. Dio ci dice nella sua Parola che il motivo c’è, ed è un motivo molto buono.

“Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno.”(Rom. 8:28)

Quando le pressioni esterne della prova sono su di noi e siamo messi nel fuoco dell’avversità della tragedia e della sofferenza, l’atteggiamento della fede dovrebbe portarci a riflettere sul fatto che Dio l’ha permesso per uno scopo e che egli ha in vista un obbiettivo elevato e nobile. Possiamo sapere e capire che Dio sta operando qualcosa nella nostra vita. Mi affretto a dire che questo non significa necessariamente che comprendiamo lo scopo di Dio.Questa è la prova della fede. Noi camminiamo per fede e non a vista.Quali sono alcuni degli obbiettivi per cui la nostra fede è messa alla prova? In questa lettera, Giacomo ci dice che il superamento della prova dimostra una fede genuina. Vorrei usare un’illustrazione…. Una volta ho avuto modo di visitare una fabbrica di aerei, mentre ero lì ho imparato qualcosa del modo in cui gli aeroplani vengono costruiti.Si comincia col disegnare un aereo a tavolino. Poi si fanno i modelli. I modelli vengono sperimentati, poi comincia la costruzione.Dopo circa due anni il primo aeroplano lasca la linea di assemblaggio.Rimane la domanda: Volerà? Supererà le prove di collaudo? Così un pilota collaudatore deve portare in aria l’aereo.Quando l’aereo ha dimostrato di essere conforme a quanto detto dal costruttore, viene acquistato dalle compagnie e messo a disposizione del pubblico, solo a questo punto l’aereo diventa utile.Un altro esempio; se un pezzo di roccia minerale è portata da uno specialista per fargli stabilire se contenga oro o argento, essa viene analizzata, viene passata al fuoco del crogiuolo e solo a questo punto lo specialista dirà di che materiale si tratta e se contiene metalli preziosi oppure no. Allo stesso modo Dio mette alla prova la fede dell’uomo per verificare se è genuina.Qualcuno ha espresso questo concetto  così:

“L’acido della sofferenza mette alla prova la moneta della fede”.

C’è molta verità in questa affermazione.Dio prova la nostra fede con un obbiettivo:

‘sapendo che la prova della vostra fede produce costanza’.

La cosa interessantissima è che la costanza, la pazienza sono il frutto dello Spirito Santo.Non diventerai mai costante cercando di essere costante, né lo Spirito Santo ti regalerà ciò su un piatto d’argento.La costanza scaturisce dalle sofferenze e dalle prove. Al versetto 4 di Giacomo continua:

“E la costanza compia pienamente l’opera sua in voi, perché siate perfetti e completi, di nulla”mancanti’. Giacomo 1:4 Non sarai mai ‘perfetto’, cioè un cristiano completo, maturo; senza costanza. Certi cristiani perciò non sono mai diventati adulti ma sono rimasti neonati.Ci sono molti scandali, critiche, tensioni e trambusti nelle nostre chiese oggi. La ragione è che molti cristiani non sono cresciuti; sono ancora neonati.Davide scrisse nel Salmo 131 ‘Signore , il mio cuore non è orgoglioso e i miei occhi non sono altéri; non aspiro a cose troppo grandi e troppo alte per me. In verità l’anima mia è calma e tranquilla. Come un bimbo divezzato sul seno di sua madre, così è tranquilla in me l’anima mia.’ Salmo 131:1-2.In altri termini, Davide dice, ‘Ho scoperto che dovevo crescere. Avevo bisogno di smettere di bere latte e cominciare a mangiare delle bistecche. Dovevo mangiare il Pane della vita.Dio mise alla prova Davide, e quelle prove lo resero capace di diventare adulto.Paolo scrisse nel lettera ai Romani che la pazienza è uno dei risultati, uno dei frutti derivanti dall’essere giustificato per fede:

“Non solo, ma ci gloriamo anche nelle afflizioni, sapendo che l’afflizione produce pazienza, la pazienza esperienza, e l’esperienza speranza” .(Rom. 5:3-4.)

Scopriamo quindi che c’è uno scopo superiore in tutto questo. La saggezza di cui parla Giacomo nel versetto 5 è in rapporto con le prove di cui ha parlato. Tutti abbiamo dei problemi delle prove e delle difficoltà.Giacomo ci ha detto che queste sono necessarie alla nostra crescita, ma adesso ci ricorda anche che in certe situazioni è necessaria anche una buona dose di saggezza, la saggezza di Dio. Quando questa saggezza manca sono guai, è in quel momento che è necessario andare a Dio in preghiera e chiedere aiuto a Lui.La saggezza di cui stiamo parlando è l’esercizio e l’uso pratico della sapienza. Molte persone hanno sapienza, ma non hanno nessun senso pratico, nessuna saggezza. Saggezza è sapere cosa fare in certe circostanze di prova, o quando nascono problemi e difficoltà. La vita è piena di queste cose, e tu e io abbiamo bisogno di saggezza da parte di Dio. ‘Che’, dice Giacomo al versetto 5, ‘dona a tutti generosamente senza rinfacciare’.E’ normale per Dio donare saggezza ‘liberamente’, cioè, semplicemente, senza rinfacciarti quanto fa per te.Se manchiamo di saggezza, andiamo a Dio, Egli ci ascolta e risponde alle nostre preghiere. Dobbiamo però chiedere con fede, se chiediamo con fede Dio risponderà altrimenti no, chi non ha fede è come un’onda del mare agitata dal vento, dice Giacomo, Dio non può rispondere a domande poste senza fede.La fede di cui si parla qui è la fiducia in Dio che passa attraverso Cristo, chi non ha questa fiducia è solo un cristiano nominale.Noi diciamo molte volte ‘Io credo che Dio farà questo’, ma poi prendiamo in mano la situazione e decidiamo.Quante volte rimetto un problema nelle mani del Signore, e poi magari il giorno dopo decido che non avendo visto una soluzione, lo risolvo io stesso. E’ lì che sbaglio.Un uomo simile è come ‘un’onda del mare agitata dal vento e spinta di qua e di là’. L’atteggiamento di Giacomo è ancora una volta molto pratico, per lui la fede non è solo un assenso intellettuale, ma qualcosa che deve essere esercitato.Quando chiediamo, dobbiamo avere fiducia, colui che chiede senza avere fiducia si affida alle promesse di Dio ma è sicuro che queste non si avvereranno. Come può Dio rispondere a una simile richiesta? Questo era anche il grande problema di Israele.Il profeta Osea disse che Israele era come una colomba stupida.Prima volò in Egitto per cercare aiuto, e poi in Assiria. Si rivolse prima a uno e poi al altro, ma non si rivolse a Dio.Molte volte quando c’è un problema andiamo prima di qua e poi di là cercando di risolverlo, fin quando ci rendiamo conto che non l’abbiamo portato a Dio.Giacomo non lascia spazio a dubbi o ad interpretazioni e dice chiaramente che chi si comporta così è un uomo di animo doppio, instabile in tutte le sue vie; è di animo doppio perchè pur dichiarando di amare il Signore e di credere in Lui, in realtà non ha fiducia che il Signore possaaiutarlo, quante volte facciamo così? Personalmente molte volte, e molte volte devo chiedere perdono per questo.