La giustificazione per fede e per le opere

La giustificazione per fede e per le opere

Giacomo 2:14-27

Nello studio della lettera di Giacomo stiamo esaminando la tematica della fede e delle opere al capitolo 2°. Abbiamo visto che per Giacomo la salvezza dipende dalla Parola ricevuta e messa in pratica con l’ubbidienza. Per cercare di capire meglio ho diviso i versetti 14-26 di questo secondo capitolo nel seguente modo:

  • l’interpretazione della fede (V,14);
  • l’identificazione della fede (v. 15-20);
  • l’illustrazione della fede (v. 21-26).

Prima abbiamo l’interpretazione della fede.

Quando comprendiamo la definizione della fede così come viene usata da Paolo e Giacomo, nel contesto delle loro scritture, possiamo vedere che Paolo e Giacomo erano in perfetto accordo, che discutevano dello stesso soggetto da punti di vista diversi.Paolo dice che un uomo non è salvato dalle opere o dagli atti della legge.

In Romani 3:28 scrive ‘Poiché riteniamo che l’uomo è giustificato mediante la fede senza le opere della legge’.

In Galati, come abbiamo notato, Paolo dice che un uomo è giustificato non dalle opere ma mediante la fede in Cristo Gesù.

Allora come possiamo riconciliare Paolo con Giacomo?

Come ha detto qualcuno, ‘Paolo e Giacomo non si affrontavano faccia a faccia, combattendosi a vicenda, ma stavano spalla contro spalla, combattendo nemici opposti.’

In quei giorni c’erano quelli che dicevano che era necessario compiere le opere della legge (la legge mosaica) per essere salvato.

Paolo rispose dicendo che le opere della legge non possono salvare e che solo la fede in Cristo è in grado di farlo.

Ambedue Paolo e Giacomo stanno difendendo la cittadella della fede.

Per comprendere questo dobbiamo capire l’uso della loro terminologia.

Paolo dice che la fede salvifica, una fede genuina e reale trasformerà la vita di una persona.

Paolo disse di se stesso:

‘Ma ciò che per me era un guadagno , l’ho considerato come un danno, a causa di Cristo’. Fil 3:7 Una vera rivoluzione ebbe luogo nella sua vita quando andò a Cristo. In 1 Corinzi 15:1.2 Paolo scrisse:

‘Vi ricordo, fratelli, il vangelo che vi ho annunziato, che voi avete anche ricevuto, nel quale siete anche saldi, mediante il quale siete salvati, purché lo riteniate quale ve l’ho annunziato; a meno che non abbiate creduto invano’,  cioè, a meno che la vostra non sia solo una fede vuota.

Ora vediamo cosa ci dice Giacomo al versetto 14:

A che serve, fratelli miei, se uno dice di aver fede ma non ha opere? Può la fede salvarlo? Giacomo 2:14

Giacomo non sta parlando delle opere della legge. Lui dice semplicemente che la fede che ti salva produrrà delle opere, opere di fede. La fede di cui parla Giacomo qui è la fede finta, ciò che è falso e falsificato. Paolo si riferisce alla stessa idea quando in 1 Corinzi 15:2 dice:

‘…a meno che non abbiate creduto in vano…’

scrisse anche:

‘Esaminatevi per vedere se siete nella fede…’ 2 Co 13:5.

Paolo e Giacomo erano in perfetta armonia nel loro insegnamento.Quando Paolo parla di opere, parla delle  opere della legge.

In Romani 3:20 scrive infatti:

‘Perché mediante le opere della legge nessuno sarà giustificato davanti a lui; infatti la legge dà soltanto la conoscenza del peccato’. La legge è uno specchio – ti rivela che sei un peccatore – ma non ti può salvare; le opere della legge non ti possono salvare.’ Anche Giacomo dice che è necessario fare qualcosa in più delle opere della legge.

‘Chiunque infatti osserva tutta le legge, ma la trasgredisce in un punto solo, si rende colpevole su tutti i punti.’ (v.10).

come ha detto qualcuno:

L’uomo non può essere salvato mediante un’ubbidienza perfetta, perché non ne è capace. Non può essere salvato mediante un’ubbidienza imperfetta, perché Dio non l’accetterà.’L’unica soluzione a questo dilemma è la redenzione che è in Cristo Gesù, e sia Giacomo che Paolo sottolineano questo. In Galati 2:16 , Paolo dice chiaramente che l’uomo non è salvato mediante la legge, ma più avanti in quella stessa lettera scrisse:

“Non ci scoraggiamo di fare il bene…’”              Ga 6:9.

“Chi viene istruito nella parola faccia parte di tutti i suoi beni a chi lo istruisce. Non vi ingannate; non ci si può beffare di Dio; perché quello che l’uomo avrà seminato, quello pure mieterà”

Ga 6:6-7.

In questa parte della sua lettera quando Giacomo parla di opere, sta parlando di opere di fede. Anche Paolo scrisse delle opere della fede:

“Infatti, in Cristo Gesù non ha valore né la circoncisione né l’incirconcisione; quello che vale è la fede che opera per mezzo dell’amore” Ga 5:6.

Ambedue questi uomini insegnavano che la fede dev’essere una fede operante. Come  disse Giovanni Calvino:

“solo la fede salva, ma la fede che salva non è sola”.

La Fede che salva è perciò una fede vivente; la fede finta è morta. Quando comprendiamo come Paolo e Giacomo usano le parole fede e opere, possiamo vedere che sono completamente d’accordo tra di loro nel loro insegnamento.Giacomo si occupa poi dell’identificazione di fede.

La fede che salva può essere riconosciuta e identificata attarverso alcuni segni particolari, una specie di impronta digitale spirituale.C’è una verifica possibile per identificare una fede genuina.Giacomo ci dà nei versetti 15 e 16 del 2° capitolo un’illustrazione pratica di ciò. E’ un’illustrazione che non descrive un fatto reale, ma che comunque ci dà il senso del pensiero di Giacomo:

14.Se un fratello o una sorella non hanno vestiti e mancano del cibo quotidiano,15.e uno di voi dice loro: Andate in pace, scaldatevi e saziatevi, ma non date loro le cose necessarie al corpo, a che cosa serve?

Giacomo 2:14-15

Cliché pii e paroloni cristiani non sono il segno di una fede genuina. Ci dev’essere una applicazione pratica del nostro vocabolario.Il Signore Gesù disse:

“Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri” Gi 13:35.

Poi in Romani 13:8, Paolo dice: ‘

“Non abbiate altro debito con nessuno, se non di amarvi gli uni gli altri; perché chi ama il prossimo ha adempiuto la legge”

 

Così come nelle opere sociali la benevolenza senza opere è morta, così nella religione la fede senza opere è morta. I morti non posssono far niente.

La fede cristiana ha in sé, come elemento fondamentale della sua composizione, la forza ed il desiderio di venire incontro all’infinita sofferenza della vita umana con un po’ dell’infinita pietà avuta da Dio per l’uomo, in Gesù Cristo. Se non ha queste caratteristiche non è fede affatto. Giacomo sta parlando del frutto della fede.Paolo parla della radice della fede, ma sia Paolo sia Giacomo dicono che solo la fede salva. Paolo dice anche che la fede produrrà frutto

“Ma il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace…” Ga 5:22.

Il Signore Gesù disse:

“Io sono la vite, voi siete i tralci: colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto’”Gi 15:5

E’ istruttivo considerare a questo punto il versetto di Luca 23: 43.

“Gesù gli disse: “Io ti dico in verità che oggi tu sarai con me in paradiso“. Sono le parole di Gesù al ladrone pentito crocifisso insieme a Lui; è giusto considerare che il ladrone pentito non aveva più tempo per le opere, la sua fede non poteva essere dimostrata praticamente, nello stesso tempo la sua fede non aveva neanche il tempo di morire; Giacomo certamente non aveva niente da ribadire a questo ; egli parla della fede che ha avuto il modo di esprimersi nelle opere ma non ne ha colto l’occasione.

Il versetto 18 di giacomo 2 dice:

“Anzi uno piuttosto dirà: Tu hai la fede, e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le tue opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede.” Giacomo 2:18

è notoriamente difficile dal punto di vista interpretativo. La questione fondamentale è stabilire chi parla e dove vadano messe le virglolette della citazione.Cercherò di spiegarlo con semplicità, senza addentrarmi in problematiche tecnico-linguistiche.Le possibilità sono due:

a) il personaggio definito con “uno” è lo stesso “uno” del versetto 14; egli dice a Giacomo: ” tu Giacomo hai la fede, quindi sei come uno di noi”. Giacomo risponderebbe in questo caso: “io ho le opere, dimostarmi la tua fede senza le tue opere”

b) l’uno del versetto 18 sta difendendo se stesso e rispondendo al personaggio, l’uno del versetto dice:

“tu hai la fede, come dici nel versetto 14, ed io ho le opere>>, continuerebbe poi nella sua offensiva sapendo che la fede è un atteggiamento interiore che l’uomo dice di avere, ma che non può dimostrare se non attraverso le opere.”

Ambedue le soluzioni propongono la stessa conclusione;

La fede in Dio salva l’uomo, ma non può esistere una fede svincolata dalle opere che sono il suo frutto naturale. Non è possibile dimostrare la propria fede se non attraverso le opere, mentre è possibile attraverso le opere dimostrare di avere fede.In ogni caso è importante ribadire, e questo è anche il pensiero di Giacomo, oltre che di Paolo, che solo la fede riposta nel sacrificio espiatorio e sostitutivo di Gesù Cristo salva l’uomo e lo riconcilia con Dio.

L’attacco del versetto 18 viene ripreso e concluso nel versetto 19 di giacomo 2:

“Tu credi che c’è un solo Dio, e fai bene; anche i demoni lo credono e tremano. Giacomo 2:19

Forse l’uomo tenterà di dimostrare la sua fede riferendosi ai suoi contenuti:

“Io credo in Dio”, questa potrebbe essere una delle affermazioni. Giacomo però diventa quasi ironico, e dice praticamente: “bravo, fai bene a credere che esiste un unico Dio, questo è incontestabile, ma nel tuo tentativo di dimostrare la tua fede con le dichiarazioni di principio e con la dottrina, ti ritrovi di fatto in una ben strana compagnia, perchè anche i demoni fanno le tue stesse dichiarazioni di principio, anche loro credono nell’ esistenza di Dio”. Calvino in proposito scriveva così:

il sapere che c’è Dio, non può mettere in relazione l’uomo con Dio e perciò raggiungere lo scopo principale della religione; e poiché l’uomo è un peccatore, il suo avvicinamento deve avvenire tramite un Mediatore; la fede in quel Mediatore è perciò un elemento essenziale alla sua fede in Dio.”

L’unico risultato del riconoscimento di Dio da parte dei demoni è che essi tremano davanti al solo pensiero di incontrarlo, ricordate i vari incontri di Gesù con i demoni? Chi ha la vera fede, dice Giacomo, pur sentendo un giusto senso di timore quando si accosta a Dio, davanti a Lui non trema di paura anzi, si accosta con audacia al trono della grazia.Inoltre Dio si aspetta da lui dei segni della sua fede, non espressi in brividi di terrore, ma in atti di carità.A questo punto della sua argomentazione Giacomo si accinge a dare al versetto 20 prove scritturali del suo pensiero ed esordisce con un :

“Insensato! Vuoi renderti conto che la fede senza opere non ha valore?”  Giacomo 2:20

Altre traduzioni scrivono: “ma vuoi tu, o uomo vano, conoscere che la fede senza opere non ha valore?”

Prosegue al Versetto 21 di Giacomo 2 nel suo ragionamento e cita l’esempio di Abraamo, Abraamo, nostro padre, non fu forse giustificato per le opere quando offrì suo figlio Isacco sull’altare?

“Tu vedi che la fede agiva insieme alle sue opere e che per le opere la fede fu resa completa; così fu adempiuta la Scrittura che dice: Abraamo credette a Dio, e ciò gli fu messo in conto come giustizia; e fu chiamato amico di Dio. Giacomo 2:21″

La deduzione completamente errata tratta a volte da questo versetto, e cioè che vi sai una radicale contraddizione tra quanto dice Giacomo e quanto dice Paolo nella lettera ai Galati e ai Romani, è dovuta al fatto che non ci si rende conto che Giacomo, nell’usare la parola “giustificato” non si riferisce alla stessa circostanza cui faceva riferimento Paolo e cioè l’occasione in cui fu detto ad Abraamo:

” egli credette all’Eterno, che gli contò questo come giustizia”Genesi 15:6

Quella iniziale giustificazione di Abraamo era avvenuta infatti quando né Ismaele, né Isacco erano ancora nati e quando sembrava impossibile che la promessa di una innumerevole progenie, fatta da Dio ad Abraamo si potesse avverare. Nonostante ciò Abraamo credette che Dio intendeva fare come aveva detto.In questo brano Giacomo si riferisce invece all’episodio di Genesi 22, quello del sacrificio di Isacco, quando la fede di Abraamo fu messa alla prova in un modo infallibile, fu lì che essa si dimostro una fede vera e reale.Quella fede esprimeva se stessa in una totale ubbidienza a Dio. Giacomo non è quindi impegnato a dimostrare in che modo avvenne la giustificazione, cosa che invece fa Paolo, il suo scopo è quello di distruggere la presunzione di chi si immagina di avere fede, mentre il suo modo di comportarsi non dà nessuna dimostrazione che la sua sia una fede vivente.

Nel versetto che stiamo esaminando, “fu giustificato significa in realtà.

“dimostrò di essere giustificato”.

E’ interessante notare anche come Giacomo si rivolga ad un pubblico di lettori composto da cristiani Giudei e Gentili scrivendo: Abraamo nostro padre”. Pur se fisicamente i Gentili non sono discendenti di Abraamo, nondimeno in quanto cristiani, giustificati per fede grazie al sacrificio di Cristo, sono la progenie di Abraamo, perchè la loro fede è simile nel carattere a quella di Abraamo. Leggendo il versetto 22 :

“Tu vedi che la fede agiva insieme alle sue opere e che per le opere la fede fu resa completa”; non dobbiamo essere tentati dal pensiero che la fede di Abraamo, insieme alle sue opere furono la causa della sua giustificazione; piuttosto, possiamo dire che la fede operò in lui e lo rese capace di compiere atti di ubbidienza.La fede non esiste mai in completo isolamento; è una cosa viva che produce cose vive, che fa scaturire azioni compiute in ubbidienza alla volontà dell’Iddio vivente.Giacomo non vuole quindi presentare un Abraamo con una fede inizialmente debole e senza amore, diventata poi, a causa del suo atto di ubbidienza, una fede forte. Non esistono gradazioni nella fede che giustifica, gli uomini credono o non credono; e non esiste una fede che non si esprima immediatamente in un’ubbidienza che scaturisce dall’amore per Dio e per il prossimo. Tuttavia la fede è chiamata ogni tanto a dimostrare la sua solidità con atti di ubbidienza; fu esattamente questo che avvenne quando ad Abraamo fu chiesto di sacrificare Isacco. Giacomo vede in questo episodio l’adempimento di quanto scritto in Genesi 15:6:

“Abraamo credette a Dio, e ciò gli fu messo in conto come giustizia;”

Abraamo realmente credette, se questa la si considera in qualche modo una profezia, essa venne adempiuta nel momento in cui Abraamo rispose prontamente all’ordine dell’Eterno che gli chiedeva di sacrificare il suo unigenito figlio. Quella fu evidentemente un’opera frutto della fede. A questo punto Giacomo si rivolge a tutti i suoi lettori e li invita a trarre le opportune e conseguenti deduzioni dalla storia di Abraamo, ed in particolare dall’episodio del sacrificio di Isacco.

La conclusione inevitabile è questa:

La fede è quella che giustifica.

Giacomo ricordiamoci non nega mai questa verità fondamentale, ma la fede non è mai statica. La fede è una reazione pratica all’iniziativa divina; è una risposta alla chiamata celeste, una chiamata sempre rivolta all’ubbidienza. L’ubbidienza si esprime in azioni ed è la conseguenza immediata ed inevitabile della fede. In altre parole possiamo dire che la vita di santificazione del credente inizia nel momento in cui l’uomo è giustificato per fede; quando si arrende e si abbandona a Gesù Cristo come al suo personale Salvatore, quando accetta e riconosce che la morte salvifica di Cristo è quella che senza alcun merito da parte sua lo ha reso giusto davanti a Dio. La vita di santificazione non è fatta però di sola fede; è fatta di quella che possiamo chiamare l’ubbidienza della fede. Probabilmente questa parte della lettera avrebbe potuto terminare con il versetto 24 che abbiamo appena preso in considerazione, ma Giacomo si sente in dovere di portare un altro esempio tratto dalla Scrittura, per dimostrare che quanto aveva detto valeva indistintamente per tutti. Egli continua quindi citando l’esempio di Raab la prostituta, che ricordo, aveva aiutato le spie mandate da Giosuè a Gerico. Giacomo cita quest’episodio sottolineando come anche per lei, ultimo gradino della scala sociale, la fede nel Dio di Israele, la constatazione che quel Dio per lei così nuovo e sconosciuto era in realtà l’unico Dio, padrone dei cieli e della terra, si manifestò subito concretamente nell’aiuto dato a quegli stranieri che per lei in realtà erano solo dei nemici. Così come per Abraamo la sua fede non fu sterile ma operante.Giacomo termina poi questa sezione ricordando nel V.26 quanto aveva detto  precedentemente:

“Infatti, come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta” L’apostolo ribadisce senza mezzi termini che una fede solo teorica è di per sé una cosa morta, se non porta frutto di buone opere, nella realtà non è fede affatto.Una fede con queste caratteristiche è paragonabile ad un cadavere, dal quale lo spirito della vita se ne è andato. Come illustrazione  questa non è niente male.