Riflessioni sulla lettera di Giacomo 1:9-27

Giacomo 1:9-27

9.Il fratello di umile condizione sia fiero della sua elevazione;

10.e il ricco, della sua umiliazione, perché passerà come il fiore dell’erba.

11.Infatti il sole sorge con il suo calore ardente e fa seccare l’erba, e il suo fiore cade e la sua bella apparenza svanisce; anche il ricco appassirà così nelle sue imprese.

Giacomo 1:9-11

In questi versetti Giacomo ci vuole dare una nuova unità di misura che ci permetterà di valutare meglio la ricchezza.

“Il fratello di umile condizione” ed “il ricco” sono in questo caso entrambi generici, indicano una categoria e non delle persone in particolare; del paragrafo sono possibili due interpretazioni.Da una parte Giacomo può avere in mente il giorno del giudizio. Il fratello di umile condizione sarà allora innalzato ed il ricco, che viene considerato come un non cristiano, sarà abbassato.La raccomandazione al ricco di gloriarsi della sua umiliazione sarebbe quindi ironica ed il migliore commento sarebbe in questo caso Luca 16/25 dove dice:

“Ma Abraamo disse: ”Figlio, ricordati che tu nella tua vita hai ricevuto i tuoi beni e che Lazzaro similmente ricevette i mali; ma ora qui egli è consolato, e tu sei tormentato”.

Nel secondo caso Giacomo avrebbe in mente il momento presente. Il ricco è un cristiano e la sua ricchezza è transitoria. Questa sembra essere l’interpretazione migliore.Il ricco, inteso come categoria, passerà come fior d’erba ed insieme a lui le sue ricchezze terrene. Ugualmente, egli può gioire perché pur nella sua umiliazione è diventato possessore di una ricchezza molto più grande e duratura, la vita eterna nei cieli con Dio.Questa è di fatto già l’elevazione del povero, era necessaria invece l’umiliazione di Cristo per rivelarla al ricco.Qualunque sia la nostra condizione terrena, poveri o ricchi che siamo, se siamo di Cristo siamo entrati in possesso di una ricchezza molto più grande, di una ricchezza che non svanisce come il fiore dell’erba seccato dal sole, di una ricchezza eterna, la vita eterna nei cieli con Dio; questa:

  • la Sua promessa per chi ha accettato Cristo Gesù come personale Salvatore e Signore della propria vita.

 

Non solo, anche in questa vita il credente ha numerose ricchezze; abbiamo tutto in lui. Paolo scrisse:

“Nessuno dunque si vanti degli uomini, perché tutto vi appartiene. Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, le cose presenti, le cose future, tutto è vostro! E voi siete di Cristo, e Cristo è di Dio.” 1 Co3:21-23.

Io appartengo a Cristo, e tutto quello che egli possiede lo dà a me.Io ho la vita. Ho le Sue benedizioni. Tutto ciò viene da lui, e in tutte queste cose possiamo gioire. Non importa se sei il santo più umile o la persona più povera della terra, sei ricco in Cristo, e hai qualcosa di cui gioire.

Leggiamo ora i versetti da 12 a 15 di Giacomo 1:

12.Beato l’uomo che sopporta la prova; perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promessa a quelli che lo amano.

13.Nessuno, quand’è tentato, dica: Sono tentato da Dio; perché Dio non può essere tentato dal male, ed egli stesso non tenta nessuno;

14.invece ognuno è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce.

15.Poi la concupiscenza, quando ha concepito, partorisce il peccato; e il peccato, quando è compiuto, produce la morte. Giacomo 1:12-15

La beatitudine espressa nel versetto 12 segue la forma del Salmo 1 Vs.1, e ricorda il versetto 2 del capitolo che stiamo studiando.Giacomo ha ancora in mente la “prova” di cui ha parlato all’inizio, ma a questo punto prende in considerazione il concetto della prova morale; questo tipo di prova può avere un’occasione di crescita, non una causa, nella povertà o nella ricchezza.Il concetto espresso da Giacomo può essere reso in questo modo:

l’afflizione, la prova che arriva determinata da fattori esterni, deve essere sopportata, ma alla tentazione morale interiore si deve resistere.”

Giacomo non menziona una tentazione ben definita, ma procede subito ad indicare la ragione della beatitudine, o felicità che dir si voglia.L’uomo che sopporta la tentazione e con l’aiuto di Dio supera la prova, riceverà la corona della vita.Che cos’è questa corona della vita? La corona della vita è un dono, un premio che Dio da’ a coloro che lo amano, a coloro che hanno fede in Lui, che credono alle Sue promesse.E’ un dono che scaturisce dalla grazia di Dio, non è quindi un diritto umano, ma non è un semplice ornamento come le corone che abbiamo in mente noi se pensiamo ai regnanti umani, essa è vita, vita eterna nei cieli con Dio.Dio stesso l’ha promessa e le Sue promesse sono certe. Certo l’uomo da solo, con le sue forze non è in grado di resistere alle prove che derivano dalla sua stessa natura, ma se chiede aiuto a Dio e grazie a Lui riesce a superarle allora otterrà il premio da Dio promesso.Possiamo riflettere sul fatto che le prove di cui stiamo parlando o ti avvicinano al Signore oppure ti allontanano da lui. Molti cristiani sono infatti amareggiati, a causa delle prove e delle sofferenze certo, ma non dobbiamo dimenticare che non possiamo fare affidamento sulle nostre povere forze, chiediamo aiuto al Signore ed Egli di sicuro ci darà forza, la forza necessaria a superare le prove che la vita e la nostra natura di peccato ci pongono davanti.Di una cosa però dobbiamo essere certi, dice Giacomo, Dio non tenta nessuno, Egli è al di sopra del peccato e quindi non può sentire alcuna attrazione verso il male. Egli non può né tentare né essere tentato. Questo non è frutto del Suo disinteresse, della Sua indifferenza per noi, ma è frutto unicamente della Sua Santità.Dio non può essere tentato e non tenta nessuno; può però capire la tentazione umana sia per la Sua Onniscienza, sia per la Sua incarnazione in Gesù; può capire ed aiutare il tentato, ammesso che questi decida ed accetti di farsi aiutare.Giacomo dice chiaramente che l’uomo in generale ed ognuno di noi in particolare è tentato esclusivamente dalla propria concupiscenza, dai propri desideri carnali; desideri che ci attraggono e ci seducono; la traduzione letterale sarebbe “ ci tirano a rimorchio”.Da questi desideri, non controllati, nasce il peccato. Il senso letterale della frase riporta alla mente la figura di fecondato dall’ego, dall’io, concepisce il peccato, che peccaminosa, produce come frutto, fa nascere la morte una prostituta ( il desiderio) che completato nell’atto, nell’azioneForse in termini figurati l’immagine può sembrare complicata, ma se ognuno di noi si analizza e riflette su se stesso, non fa fatica a ammettere che le cose stanno proprio così.Al contrario un desiderio peccaminoso controllato con l’aiuto di Dio porta il credente ad ottenere quello che Giacomo, ma non solo lui, chiama “la corona della vita.” Leggiamo ora i versetti da 16 a 27 di Giacomo 1, versetti in cui Giacomo ci esorterà ad essere dei facitori della parola di Dio più che degli ascoltatori pigri:

16.Non v’ingannate, fratelli miei carissimi;

17.ogni cosa buona e ogni dono perfetto vengono dall’alto e discendono dal Padre degli astri luminosi presso il quale non c’è variazione né ombra di mutamento.

18.Egli ha voluto generarci secondo la sua volontà mediante la parola di verità, affinché in qualche modo siamo le primizie delle sue creature.

19.Sappiate questo, fratelli miei carissimi: che ogni uomo sia pronto ad ascoltare, lento a parlare, lento all’ira;

20.perché l’ira dell’uomo non compie la giustizia di Dio.

21.Perciò, deposta ogni impurità e residuo di malizia, ricevete con dolcezza la parola che è stata piantata in voi, e che può salvare le anime vostre.

22.Ma mettete in pratica la parola e non ascoltatela soltanto, illudendo voi stessi.

23.Perché, se uno è ascoltatore della parola e non esecutore, è simile a un uomo che guarda la sua faccia naturale in uno specchio;

24.e quando si è guardato se ne va, e subito dimentica com’era.

25.Ma chi guarda attentamente nella legge perfetta, cioè nella legge della libertà, e in essa persevera, non sarà un ascoltatore smemorato ma uno che la mette in pratica; egli sarà felice nel suo operare.

26.Se uno pensa di essere religioso, ma poi non tiene a freno la sua lingua e inganna sé stesso, la sua religione è vana.

27.La religione pura e senza macchia davanti a Dio e Padre è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni, e conservarsi puri dal mondo.

Giacomo 1:16-27

Giacomo ribadisce il concetto secondo cui Dio non tenta nessuno; Dio è tre volte Santo, senza peccato, non può sopportare il peccato, ragion per cui da Lui discendono a noi solo cose buone e perfette.Tutto ciò non ha limiti di tempo, Dio infatti è immutabile, davanti a Lui nulla cambia, ciò che era buono migliaia di anni fa è buono adesso e ciò che era sbagliato migliaia di anni fa è sbagliato adesso; se Dio tentasse gli uomini, pur sapendo che pensieri errati conducono a comportamenti errati, Egli annullerebbe di fatto la propria opera di redenzione. Non sarebbe infatti coerente da parte di Dio incitare gli uomini al male quando il Suo scopo è quello di donare loro una nuova vita, una vita morale e spirituale. La redenzione e la rigenerazione dell’uomo non sono né casuali, né naturali, sono l’espressione della volontà di Dio. In questo senso Giacomo ci dice che Dio ha voluto rigenerarci secondo la Sua volontà, mediante la parola di Verità, mediante cioè il messaggio del Vangelo. Ricordo che questo messaggio non è un insieme di tanti bei ragionamenti ma è una persona: Gesù Cristo. In questo modo, a seguito di questa nuova creazione, noi siamo diventati di fatto le primizie di un nuovo raccolto, un raccolto che descritto nel suo insieme può essere chiamato “ il popolo di Dio”. Questo popolo è formato da tutti coloro che hanno creduto nel sacrificio espiatorio del Signore Gesù Cristo sulla croce ed è quindi svincolato da qualsiasi problematica di carattere culturale o razziale.Giacomo prosegue nel suo ragionamento e ricorda ai suoi lettori e quindi anche a noi che la parola che rigenera, dopo una prima fase destinata all’ascolto deve essere messa in pratica. Il segreto per Giacomo sembra essere: ascoltare, riflettere, non dare giudizi affrettati, agire di conseguenza.

Per questo egli invita i suoi lettori a ricevere con dolcezza, con umiltà, la Parola della salvezza, a farla propria e a non replicare con ira, (in questo caso intesa come reazione senza riflessione), ma piuttosto a farla propria in modo che essa metta radici e a metterla in pratica dopo essersi spogliati delle antiche abitudini impure, dell’antica condotta peccaminosa.ricevuta in questo modo essa, la Parola, è veramente in grado di salvare l’anima dell’uomo dalla perdizione.E’ interessante notare come il pensiero di Giacomo preveda tre fasi:

*i credenti dovrebbero essere degli uditori della parola;

*dovrebbero riceverla, deposta ogni malizia, con dolcezza ed umiltà;

*dovrebbero essere dei facitori della stessa.

Chi si ferma alle prime due fasi, dimostra di non aver capito quello che è in realtà la Grazia di Dio,come uno che guarda la sua faccia naturale nello specchio e dopo aver visto qualcosa che non gli piace si allontana velocemente per dimenticare ciò che ha visto.Lo specchio è in questo caso la Parola di Dio, uno specchio che mostra all’uomo tutte le sue brutture ma mostra nello stesso tempo la grazia e l’amore di Dio per lui. Chi invece guarda attentamente nella legge perfetta di Dio, e persevera in essa, cioè agisce con costanza in essa, sarà felice nel suo operare. In questo caso non si parla della legge di Mosè ma del Vangelo che non solo è perfetto in quanto viene da Gesù, ma libera il peccatore dalla sua condanna; Chi osserva questa legge sarà beato e felice come colui che persevera nella prova, ricordate il versetto 12 ? Diceva:

12.Beato l’uomo che sopporta la prova; perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promessa a quelli che lo amano.

I versetti 26 e 27 se fraintesi, diventano in pratica un paradiso per chi ha in mente una religione senza Dio, una religione fatta di osservanza di pratiche e di riti, di formalismo esteriore. Rileggiamo

26.Se uno pensa di essere religioso, ma poi non tiene a freno la sua lingua e inganna sé stesso, la sua religione è vana.

27 .La religione pura e senza macchia davanti a Dio e Padre è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni, e conservarsi puri dal mondo.

Ascoltare la parola di Dio condurrà invece coloro che sono figli suoi ad operare.Non condurrà all’azione meccanica, rituale e abituale; non condurrà alla monotonia, al grigio, alla routine.L’intenzione della parola è di produrre azione creativa e risultati produttivi, vita eccitata, esperienze entusiasmanti.Ascoltare la parola di Dio condurrà il credente a fare per Dio ciò che è motivato da un desiderio interiore.Non ci sarà spazio quindi per inutili formalismi, per riti abitudinari, per osservanze religiose;

  • questo che vuol evidenziare Giacomo quando nei versetti 26 e 27 parla di un uomo che pensa di essere religioso; c’è una notevole differenza tra chi è intimamente religioso e chi crede di esserlo perché osserva in modo puntuale le pratiche esteriori legate al culto.

Queste cose fanno dell’operare del cristiano un fallimento, se non c’è corrispondenza tra quanto si dice e quanto si fa, se non c’è corrispondenza tra il proprio parlare religioso in determinate occasioni ed il proprio parlare in tutte le altre circostanze, l’uomo illude se stesso, egli non sa che cos’è la vera fede, la sua religione è vana.

Vi ricordo il V. 27: La religione pura e senza macchia davanti a Dio e Padre è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni, e conservarsi puri dal mondo.

Sembra quasi che Giacomo limiti quì le manifestazioni religiose al puro aspetto etico-morale a discapito di tutto ciò che è legato invece al culto.Non è così, egli non chiude gli occhi sull’importanza che ha il culto, l’adorazione, ma esprime una protesta. Le espressioni di Giacomo manifestano una ribellione, una protesta dell’apostolo nei confronti del formalismo religioso; ma come tutte le proteste anche questa ha un carattere unilaterale; se fosse stato il culto ad essere in pericolo Giacomo lo avrebbe probabilmente difeso.Dobbiamo in questa sede ricordare che sia il culto che la moralità sono elementi essenziali della fede cristiana.Giacomo in questi versetti ci ricorda però che la manifestazione pratica della nostra fede e della nostra adorazione a Dio si può riassumere in una nuova moralità, sensibile ai bisogni degli altri e purificata dalle scorie del mondo che ci circonda.Passando ora al capitolo 2 di Giacomo possiamo dividere la lettura e l’analisi di questo capitolo in due parti; nella prima l’apostolo ci porta a riflettere sul nostro atteggiamento nei confronti degli altri e sugli eventuali comportamenti di favore che noi possiamo avere nei confronti di coloro che il mondo considera i più ricchi, i più meritevoli di considerazione.Nella seconda parte del capitolo Giacomo prende in considerazione il grande tema delle opere della fede, tema che aveva peraltro considerato anche nel capitolo primo.

Concludiamo per oggi leggendo la prima parte del capitolo 2, dal versetto 1 al versetto 13:

1.Fratelli miei, la vostra fede nel nostro Signore Gesù Cristo, il Signore della gloria, sia immune da favoritismi.

2.Infatti, se nella vostra adunanza entra un uomo con un anello d’oro, vestito splendidamente, e vi entra pure un povero vestito malamente,

3.e voi avete riguardo a quello che veste elegantemente e gli dite: Tu, siedi qui al posto d’onore; e al povero dite: Tu, stattene là in piedi, o siedi in terra accanto al mio sgabello,

4.non state forse usando un trattamento diverso e giudicando in base a ragionamenti ingiusti?

5.Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto quelli che sono poveri secondo il mondo perché siano ricchi in fede ed eredi del regno che ha promesso a quelli che lo amano?

6.Voi invece avete disprezzato il povero! Non sono forse i ricchi quelli che vi opprimono e vi trascinano davanti ai tribunali?

7.Non sono essi quelli che bestemmiano il buon nome che è stato invocato su di voi?

8.Certo, se adempite la legge come dice la Scrittura: Ama il tuo prossimo come te stesso, fate bene;

9.ma se avete riguardi personali, voi commettete un peccato e siete condannati dalla legge quali trasgressori.

10.Chiunque infatti osserva tutta la legge, ma la trasgredisce in un punto solo, si rende colpevole su tutti i punti.

11.Poiché colui che ha detto: Non commettere adulterio, ha detto anche: Non uccidere. Quindi, se tu non commetti adulterio ma uccidi, sei trasgressore della legge.

12.Parlate e agite come persone che devono essere giudicate secondo la legge di libertà.

13.Perché il giudizio è senza misericordia contro chi non ha usato misericordia. La misericordia invece trionfa sul giudizio. Giacomo 2:1-13